GEOPOLITICA

Starlink, la Cina sul piede di guerra: “La comunità internazionale vigili”

Il China Military, organo di stampa dell’Esercito della Salvezza del popolo cinese, definisce la costellazione di SpaceX un cavallo di Troia degli Usa per dominare lo Spazio dal punto di vista strategico, militare ed economico

09 Mag 2022

Nicola Desiderio

La Cina torna alla carica su Starlink accusando gli Usa e le sue forze armate di voler dominare lo spazio attraverso la rete satellitare Internet di SpaceX e sollecita la comunità internazionale a vigilare per impedire che i 42mila satelliti di Elon Musk occupino l’80% della bassa orbita stabilendo di fatto un’egemonia tecnologica, ma anche strategica, militare ed economica.

Questo ed altro è scritto in China Military, l’organo di stampa dell’Esercito della Salvezza del popolo cinese che in un articolo (solo in cinese mandarino e non in inglese, come altri presenti sul sito) attacca ancora una volta il progetto Starlink definendolo una “catena stellare” (“Star Chain”) e l’altra faccia di un progetto politico e militare volto al dominio dello spazio da parte degli Stati Uniti. China Military elenca una serie di circostanze che rivelerebbero la doppia natura di Starlink, prima fra tutte il suo presunto utilizzo sul campo di battaglia dell’Ucraina per la guida dei droni contro le forze russe. A questa si somma il fatto che alcuni lanci e procedure di verifica dei satelliti avvengano nella base militare di Vanderberg, che nel 2019 SpaceX abbia ricevuto finanziamenti dalla US Air Force per testare servizi Internet crittografati destinati ad aerei militari utilizzando anche reti militari e che abbia ricevuto finanziamenti per 150 milioni di dollari per una versione militare di Starlink.

A queste si sommano le dichiarazioni della stessa società di Hawthorne nel marzo del 2021 su ulteriori programmi di collaborazione con l’esercito americano e l’esperimento condotto con un F-35A che, utilizzando Starlink, ha riscontrato una velocità di trasmissione dati 30 volte superiore a quella ottenibili con le connessioni utilizzate dall’US Air Force. Tale caratteristica permetterebbe ad un singolo velivolo di coordinare missioni a sciame con droni o di utilizzare stormi formati solo da quest’ultimi avendo a disposizione in modo simultaneo e su scala globale una grande quantità di immagini e dati che permettono sia di anticipare le mosse di altre forze armate sia di avere un vantaggio tattico e strategico in caso di attacco preventivo.

“[Starlink] ha costruito una potente rete di comando e comunicazione che copre Uav, bombardieri strategici, sottomarini nucleari e altre piattaforme di combattimento per le forze armate statunitensi; può migliorare significativamente la precisione di posizionamento e le capacità anti-jamming, fornire più informazioni accurate di navigazione e posizionamento per colpi di precisione a lungo raggio e migliorare l’efficienza dei danni. Dotato di un sistema d’arma spaziale, o anche utilizzato direttamente come piattaforma d’arma, è diventato un “sassolino intelligente” in tutto lo spazio, minacciando il sicurezza dei veicoli spaziali di altri paesi. È probabile – conclude il China Military – che l’applicazione militarizzata del progetto Star Chain induca le forze armate statunitensi a prendere l’iniziativa per occupare il futuro campo di battaglia e diventare un “complice” per gli Stati Uniti nel dominio dello spazio”. E aggiunge: “L’ambizione di “Star Chain” per l’applicazione militarizzata e la sua barbara espansione meritano l’alta vigilanza della comunità internazionale”.

Starlink rappresenterebbe, secondo l’organo cinese, una sorta di grande fratello “in grado di superare efficacemente i vincoli del terreno geografico e fornire una banda larga wireless paragonabile alla banda larga terrestre per il cielo, il mare, montagne, terre desolate e aree remote, servizi di accesso a Internet e persino ridisegnare la mappa del mondo online. (…) Il suo nuovo protocollo decentralizzato, leggero e peer-to-peer può ridurre il ritardo nella trasmissione dei dati e migliorare la velocità di accesso. Alcuni esperti affermano che se SpaceX installerà diversi root server nello spazio, la “Star Chain” potrebbe persino diventare una seconda Internet globale indipendente, promuovendo il rimodellamento e la ricostruzione della rete mondiale. Ciò rappresenterà una sfida importante per tutti i paesi per difendere la sovranità del cyberspazio e mantenere la propria sicurezza delle informazioni.

Con le caratteristiche di alta velocità di rete, bassa latenza, copertura completa e basso costo, “Starlink” può fornire servizi di comunicazione più fluidi e affidabili rispetto alla tradizionale comunicazione in fibra ottica e ha ampie prospettive applicative nei settori della navigazione e dell’aviazione civile. In particolare, il mercato azionario globale, i titoli, i mercati valutari e altri mercati finanziari di scambio coinvolgono enormi fondi e i prezzi delle transazioni sono significativamente influenzati dai ritardi della rete. L’applicazione della tecnologia “Star Chain” può avere un enorme impatto sul mercato finanziario globale, e anche sui concorrenti correlati “soft kill”.

Il China Military afferma inoltre che l’orbita bassa della Terra ha la capacità di ospitare circa 50mila satelliti e, se Starlink dovesse riuscire a lanciare tutti e 42mila che ha in programma, occuperebbe l’80% di orbita e frequenza che “sono estremamente scarse come risorse strategiche spaziali” e che SpaceX e gli Usa le stanno di fatto monopolizzando mettendo le mani anche sul mercato delle applicazioni (guida autonoma, Internet of Things, cloud, smart city e altro ancora) dunque monopolizzando anche la space economy. “Il monopolio e l’egemonia sono causali e correlati – conclude il giornale cinese – ed è molto probabile che le tendenze correlate della “catena stellare” vengano profondamente sfruttate dagli Stati Uniti ossessionati dall’egemonia e arrecano danno al mondo”.

Le considerazioni di China Military, al di là dei toni propagandistici, si riallacciano alle proteste che il governo di Pechino ha già esternato nei mesi scorsi fino a formalizzarle presso l’Unoosa affermando che la stazione spaziale Tiangong avrebbe compiuto nel corso del 2021 due manovre per evitare i satelliti Starlink. Allo stesso tempo, la Cina sta già approntando un progetto analogo e concorrente di Starlink denominato Xinwang – China Star Network per il quale è già stata inoltrata richiesta all’International Telecommunication Union (Itu) lo scorso novembre e che prevede una costellazione formata da 12.992 satelliti. Visti i problemi di affollamento, di sicurezza e sostenibilità dello Spazio, l’organo dell’Onu avrà il suo bel da fare per assegnare orbite e frequenze.

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