LO SCATTO STORICO

Orion, lontana come non mai ma immortalata dalla Terra

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La navicella partita con la missione Artemis 1 ha superato il record di distanza dal nostro pianeta ed è stato immortalata dall’astrofisico Gianluca Masi mentre era a 427mila km grazie ai telescopi robotici del Virtual Telescope Project

Pubblicato il 30 Nov 2022

Nicola Desiderio

Orion

La missione Artemis 1 ha raggiunto la distanza massima raggiunta da qualsiasi veicolo spaziale terrestre superando il record stabilito dall’Apollo 13 nel 1970. Se infatti quest’ultima 52 anni fa si era spinta fino a circa 400mila km dalla Terra, la Orion, partita lo scorso 16 novembre con il razzo Space Launch System, ha toccato 434.522 km.

Tre manichini e due pupazzi

Come è noto, Orion porta al suo interno tre manichini, e non solo. Moonkin Campos è un manichino con corpo maschile già utilizzato per i test vibrazionali della navicella stessa, mentre Helga e Zohar sono due busti umani femminili dotati di organi interni (compresi quelli per la riproduzione) e di oltre 6mila sensori.  Ci sono poi altri due ospiti pupazzo: la pecora Shaun di Esa e Snoopy con sensore zero G della Nasa, insieme a numerosi esperimenti di vario tipo.

Studiare gli effetti sul corpo umano

Il tutto per raccogliere ovviamente dati sugli effetti per il corpo umano in vista della prima missione con equipaggio di Artemis. L’amministratore della Nasa, Bill Nelson, ha precisato che questa attività prepara anche al viaggio che porterà l’uomo su Marte. Orion intanto sta viaggiando lungo l’orbita retrograda distante scelta dalla Nasa, il 26 novembre ha raggiunto la Luna girandovi intorno per tre giorni e il 1 dicembre avrà superato la metà del suo viaggio.

Fotografare un oggetto a 427mila km

La missione Artemis 1 si concluderà con l’ammaraggio della Orion nell’Oceano Pacifico prevista per il prossimo 11 dicembre. Nel frattempo la navicella della Nasa continua a trasmettere immagini ad alta risoluzione di incredibile bellezza, ma c’è anche chi ha fatto qualcosa di ancora più incredibile: fotografare per la prima volta Orion dalla Terra mentre viaggia a 8.200 km/h orari a 427mila km avendo sullo sfondo le stelle.

Il Virtual Telescope Project

L’autore di questa immagine è l’astrofisico italiano Gianluca Masi che ha sfruttato i telescopi robotici del Virtual Telescope Project, in particolare del telescopio Elena, battezzato così da Elena Persichilli, la madre dello stesso sistema di osservazione ideato e gestito da Masi. Grazie a tre esposizioni, con tempi da 140 a 180 secondi, l’astrofisico è riuscito a riprodurre il moto apparente di Orion rispetto alle stelle che appaiono attraverso le loro scie.

L’astronomia artigianale

Un miracolo di artigianato astronomico in tempi di inquinamento da superaffollamento di oggetti in orbita bassa e con super telescopi spaziali come il James Webb. Lo scatto è risultato ancora più difficoltoso per le condizioni meteo avverse e per la posizione del bersaglio, in basso sull’orizzonte, a poca distanza dalla Luna e comunque superiore a quella che c’era in quel momento tra il nostro pianeta e il suo satellite.

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