SCENARI

Energia dal Sole: chi la spunterà fra Stati Uniti e Cina?

Lo space-based solar power è considerato fondamentale nel business della new space economy ma anche per gli assetti geopolitici futuri. Si muove anche l’Europa

09 Dic 2022

Nicola Desiderio

L’energia solare spaziale potrebbe essere la tecnologia decisiva per stabilire nel futuro prossimo di chi sarà la supremazia nello spazio tra Stati Uniti d’America e Cina. E non solo. Lo sfruttamento dell’energia proveniente dal sole sarà infatti decisiva anche nel processo di decarbonizzazione sulla Terra, aspetto che ha un valore economico, industriale strategico.

Lo studiano dappertutto

Il cosiddetto space-based solar power (Spsp) è oggetto di studio da parte anche di Europa, Regno Unito, India, Giappone e Russia, ma quelli che appaiono essere più impegnati e vicini all’obiettivo sono proprio Usa e Cina con quest’ultima che tenta di superare gli americani in molteplici campi dando al mondo simboli tangibili del suo sempre più consolidato status di superpotenza.

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Per la Terra e per lo Spazio

Uno di questi è sicuramente lo spazio, per molteplici motivi che sono incentrati sul dominio strategico, un’attività che passa sempre di più attraverso quello che succede lontano dalla crosta terrestre. La generazione di energia per la Terra e lo Spazio è un fattore decisivo, non solo per lo sviluppo sostenibile del nostro Pianeta, ma anche per tutto i progetti che l’umanità ha per la crescente conquista del Cosmo.

Dove c’è energia ci sarà vita

L’energia solare autoprodotta è già sfruttata per la propulsione dei satelliti ed è fondamentale per la vita sulle stazioni spaziali, non solo quelle orbitanti intorno alla Terra – la Iss della Nasa, la Tiangong della Cina e quella che la Russia ha annunciato di voler costruire – ma anche quelle che saranno presto stabilite sulla Luna dapprima e poi su Marte. Entrambi questi obiettivi sono la punta di diamante dei programmi Usa e cinesi.

Sin dal programma Apollo

La Nasa sta studiando le tecnologie Sbsp sin dal programma Apollo, dunque nel decennio 1963-1972, ma si è fermata di fronte agli enormi costi. L’interesse è tornato successivamente con diversi progetti che coinvolgono la stessa agenzia statunitense, la US Space Force e il Dipartimento della Difesa per scopi militari e anche alcune università ed enti di ricerca d’Oltreoceano come il California Institute of Technology o Caltech.

Quello che Nasa e Caltech stanno facendo

Per chi non lo sapesse, si tratta del più grande appaltatore sui libri contabili della Nasa con un volume di commesse per il 2022 pari a 2,68 miliardi di dollari occupandosi prevalentemente delle navicelle per le missioni spaziali più importanti attraverso la Jet Propulsion Systems. L’ente di Pasadena ha ricevuto una donazione di 100 milioni di dollari per lo Sbsp e ha già in programma di effettuare alcuni test nel 2023.

La Cina ha accelerato

La Cina ha fissato sin dal 2008 nello Sbsp uno degli obiettivi di ricerca fondamentali. Nel 2019 intanto è iniziata la costruzione di una base a Chongqing, nel Sichuan e nel giugno scorso c’è stato l’annuncio di un’accelerazione dei programmi anticipando dal 2030 al 2028 l’entrata in funzione del primo sistema solare. Lo stesso mese è stata inaugurata l’antenna di ricezione dell’energia a Xi’an alta 75 metri e realizzata dalla Xidian University.

I benefici e le sfide

Se sono decise le tecnologie implicate nello Sbsp e che la trasmissione di energia può avvenire attraverso raggi laser o micro onde, è altrettanto chiaro quali sono le sfide e i rischi in rapporto ai benefici. Il primo problema da risolvere sono i costi elevati legati alla fabbricazione e soprattutto al trasporto e al montaggio in orbita delle infrastrutture. Vengono poi l’efficienza dei sistemi di trasmissione – ovvero il rapporto dell’energia prodotta e quella effettivamente disponibile – e la vulnerabilità ai detriti spaziali.

Quando l’energia è potenza

Altra questione è l’utilizzo dell’energia solare nello spazio che interessa non solo le missioni spaziali, ma la vita stabile nello spazio con le attività di fabbricazione, estrazione mineraria e anche di Difesa. La Cina ha già designato ufficialmente lo spazio come area di confronto militare ed è lecito pensare che sia lo stesso per tutte gli stati che hanno – o vogliono avere – un ruolo strategico importante sulla Terra e vogliono estenderlo allo spazio.

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