LA LETTERA

Virgin Orbit e il fallimento della leadership

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Esce di scena il Chief operating officer Tony Gingiss. “Questo capitolo è terminato, ma il libro non è finito”. E manda una stilettata al ceo Dan Hart: “Non ha ascoltato la persona giusta, non sono riuscito a convincerlo a prendere una strada diversa per darci più tempo per risolvere le cose”

Pubblicato il 06 Apr 2023

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Le scuse ai lavoratori per non essere riusciti a salvare l’azienda. E una doppia stilettata al ceo Dan Hart, sebbene non sia mai citato direttamente: “Voglio dirvi qualcosa che non avete ascoltato dalla persona che avrebbe dovuto dirvelo e quindi lo farò io. Mi dispiace e mi scuso”. Per poi affondare il colpo: “Non sono riuscito a convincerlo, come anche il consiglio d’amministrazione, a prendere una strada diversa per darci più tempo per risolvere le cose”. 

Il meo culpa e la duplice stoccata ad Hart arrivano dal chief operating officer, Tony Gingiss, nella e-mail scritta e inviata ai dipendenti della Virgin Orbit, la società per il lancio in orbita di piccoli satelliti fondata nel 2017 dal magnate Richard Branson, per la quale è stata avviata la procedura fallimentare a causa della crisi finanziaria che l’ha travolta. 

Licenziati 675 dipendenti

C’è anche Gingiss nella lista dei 657 dipendenti (il 90% dei lavoratori) che hanno perso il posto per il tracollo della Virgin Orbit, che nei giorni scorsi ha fatto ricorso al Chapter 11, l’iter previsto dalla legislazione americana per evitare la bancarotta e riuscire a vendere la società spaziale con sede a Long Beach in California. 

Carenza di leadership

Con la sua uscita di scena, Gingiss ha inviato il 3 aprile una lunga email ai dipendenti. Una lettera che il network di news economiche Cnbc ha recuperato e pubblicato. Un testo nel quale chief operating officer, oltre alle scuse ai lavoratori (“Meritavate di meglio!”), ammette la sconfitta della sfida industriale di Virgin Orbit e rivolgendosi ai dipendenti dice loro che sono stati “parte di qualcosa di audace, stimolante e appagante”. Ma Gingiss non nasconde che essi hanno pagato a caro prezzo il fatto che l’azienda non avesse “una leadership” e che non abbiano avuto “l’opportunità di dimostrare al mondo cosa potessero davvero fare e quanto il prodotto sui cui hanno lavorato potesse avere un impatto duraturo sul mercato”.

Capitolo chiuso

“Questo capitolo è ora chiuso – aggiunge Gingiss -, ma il nostro libro non è ancora finito. Sebbene non siamo riusciti nello sforzo di rendere Virgin Orbit una forza del settore, dobbiamo comunque far tesoro di quanto successo per diffondere l’eco dei nostri talenti, sogni, creatività ed energia nelle industrie e nel mondo per renderle un posto migliore”.

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