IL CASO

Il Giappone e il flop del razzo anti SpaceX

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Fallisce il lancio di H3: attivato il comando di autodistruzione dopo un guasto al motore a pochi minuti dal decollo. Duro colpo per le ambizioni del Paese: era il primo razzo di media portata progettato in 30 anni e l’obiettivo era portare in orbita satelliti commerciali e governativi coma alternativa economica al Falcon 9 della società di Elon Musk

Pubblicato il 08 Mar 2023

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È fallito il lancio del nuovo razzo nipponico H3. Pochi minuti dopo il decollo, c’è stato un guasto al motore. Un danno irreparabile, che ha costretto ad attivare il comando di autodistruzione. Il razzo è stato fatto esplodere 14 minuti dopo la partenza. Per il Giappone è una grave sconfitta. E una battuta d’arresto per le sue ambizioni spaziali. Anche perché l’H3 era stato presentato come un’alternativa e un futuro concorrente del razzo Falcon 9 della Space X di Elon Musk. 

Agenzia Jaxa, un giorno nero

È un altro duro colpo per l’agenzia aerospaziale Jaxa, dopo che il mese scorso il razzo non è nemmeno riuscito a decollare al suo primo tentativo per un problema elettrico. Da Tokyo, il governo definisce il flop come “estremamente deplorevole”. 

Spesi 1,37 miliardi di euro

L’H3 (lungo 60 metri) era il primo razzo di media portata progettato dal Giappone in trent’anni. Alcune parti del motore erano state realizzate con una stampante in 3D, per poter lanciare satelliti commerciali e governativi nell’orbita terrestre. Il razzo H3 è stato sviluppato, con un costo di 200 miliardi di yen (1,37 miliardi di euro) da Jaxa e Mitsubishi Heavy Industries, come successore del razzo giapponese H-2A, che dovrebbe ritirarsi dopo il suo imminente 50esimo lancio.

A bordo un satellite

Il lancio di martedì 7 marzo dal Tanegashima Space Center nel sud-ovest del Giappone era molto atteso e si sperava fosse un successo. Il decollo era previsto alle 10:37 (le 2.37 in Italia). L’obiettivo della missione fallita era quello di lanciare l’H3 nello Spazio con a bordo un satellite. 

Infatti il razzo trasportava un Advanced Land Observation Satellite (Alos-3) per l’osservazione della Terra e un sensore a infrarossi sperimentale, sviluppato dal ministero della Difesa, in grado di monitorare le attività militari, compreso il lancio di missili.

L’annuncio choc in diretta

La separazione della prima fase sembrava andare come previsto, ma subito dopo sono emerse le prima gravi difficoltà. “Sembra che la velocità stia diminuendo”, hanno detto gli annunciatori sul feed live Jaxa, con il centro di comando che ha poi annunciato: “L’accensione del motore del secondo stadio non è stata ancora confermata. Continuiamo a confermare la situazione”. Sono stati momenti di grande allarme e preoccupazione. 

Tanto che il feed dal vivo è stato quindi brevemente interrotto, con un messaggio che diceva “Stiamo controllando lo stato. Attendi”. Quando è ripreso, il centro di comando ha dato la notizia. “Il comando di distruzione eè stato trasmesso a H3 perché non c’era possibilità di portare a termine la missione”.

I resti caduti in mare

Yasuhiro Funo, direttore dell’Agenzia Jaxa per l’implementazione del lancio, ha affermato che il secondo stadio e il suo carico utile sono caduti in mare al largo della costa orientale delle Filippine.

È vero che il lancio dell’H3 era stato rinviato di oltre due anni a causa di un ritardo nello sviluppo del motore. Ma, se avesse funzionato, il nuovo razzo sarebbe stato lanciato dall’Agenzia spaziale giapponese circa sei volte l’anno per i prossimi vent’anni. 

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