STAZIONE INTERNAZIONALE

Missione Minerva, Italia protagonista dell’esperimento spaziale Ovospace

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Asi, Ali e Università Sapienza di Roma portano a termine i test per studiare il comportamento delle cellule ovariche in condizioni di microgravità. Mario Cosmo, direttore Scienza e Ricerca dell’Agenzia Spaziale Italiana: “Confermati l’impegno e la competenza italiani presso i partner internazionali”

Pubblicato il 23 Feb 2023

Nicola Desiderio

Ovospace

L’esperimento Ovospace è tornato alla base ed è pronto per essere valutato dagli scienziati. Il cubesat 2U MiniLab che lo contiene infatti è stato aperto lo scorso 16 febbraio dai tecnici della società spaziale Ali (Aerospace Laboratory for Innovative components) presso i laboratori del Polo Tecnologico “Fabbrica dell’Innovazione” di Napoli di ritorno dalla Stazione Spaziale Internazionale dove era stato affidato alle mani di Samantha Cristoforetti nel corso della missione Minerva.

Lo studio delle cellule ovariche

Il MiniLab con l’Ovospace era stato lanciato il 7 novembre scorso dalla base spaziale di Wallops in Virginia con un razzo Antares e l’Ovospace è frutto di un accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana e l’università La Sapienza di Roma dove è stato ideato dal team del Dipartimento di Medicina Sperimentale. Il suo obiettivo è quello di studiare in ambiente di microgravità il comportamento delle cellule ovariche, essenziali per assicurare il controllo endocrino e la funzione riproduttiva.

Argomento agli albori

L’argomento è di grande interesse scientifico ed è motivato dall’opportunità di approfondire genesi e sviluppo del processo riproduttivo in assenza di gravità, aspetto per il quale esiste scarsa letteratura e che le maggiori agenzie spaziali stanno studiando alla luce delle future prospettive dell’esplorazione dello spazio che dovrebbe portare la specie umana a compiere lunghi viaggi nello spazio per occupare stabilmente il suolo lunare e raggiungere altri pianeti.

Il futuro dell’esplorazione spaziale

La missione, perfettamente riuscita, rappresenta il primo, importante, passo nella comprensione del comportamento di queste cellule in ambiente spaziale e su come questo influisca sulla loro corretta formazione. Tali aspetti saranno di aiuto anche per lo sviluppo di terapie contro l’infertilità, dando al mondo scientifico italiano elementi di analisi fondamentali in un campo di frontiera e dimostrando ancora una volta che il nostro paese possiede conoscenze e competenze per svolgere attività di sperimentazione ai massimi livelli.

Un momento importante

All’evento erano presenti: Francesco Punzo, Sara Rita Merola, Pasquale Pellegrino e Michele Cioffi di Ali; Valeria Fedeli e Noemi Monti del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Roma La Sapienza e Luca Parca dell’Agenzia Spaziale Italiana, coordinatrice e finanziatrice del progetto attraverso il Contratto Asi n. 2022-5-I.0 “Acquisto di Space Box per esperimenti di life science su ISS durante la missione Cristoforetti”.

Il successo di metodo

“Il successo della missione – commenta Giovanni Squame, presidente della società Spaziale Ali – rappresenta un riconoscimento all’impegno alla professionalità delle nostre maestranze e un fondamentale contributo alla ricerca spaziale che viene dal Sud del paese. Ali è fiera di questo risultato che premia un metodo di lavoro basato sulla stretta collaborazione tra imprese, centri di ricerca e università.”

Il contributo alla scienza mondiale

La collaborazione bilaterale Asi-Nasa per l’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale continua a produrre risultati di pregio non solo per il progresso della ricerca scientifica e per la crescita delle competenze tecnologiche nazionali, ma anche per il contributo offerto alla comunità spaziale internazionale, oggi protesa a colmare i gap di conoscenze necessarie per rendere possibile la presenza umana nello spazio profondo” ha spiegato Mario Cosmo, direttore Scienza e Ricerca dell’Asi.

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