IL PROGETTO PLATO

Cercare pianeti simili alla Terra: scelta la “fetta” di cielo

Il Consorzio che gestisce le attività della missione dell’Agenzia spaziale europea annuncia i dettagli sulla prima “regione” che il satellite osserverà dopo il lancio in programma a fine 2026

13 Lug 2023

Paolo Marelli

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Scelta la “fetta di cielo” dove la missione spaziale Plato cercherà esopianeti simili alla Terra. La decisione è arrivata durante la riunione annuale della European astronomical society (Eas) a Cracovia, in Polonia. 

Il consorzio che gestisce le attività della missione Plato dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha annunciato infatti la scelta della prima regione di cielo che il satellite osserverà dopo il suo lancio in programma a fine 2026. Si tratta di un ulteriore ed essenziale passo avanti per la definizione della missione che vede una forte partecipazione del nostro Paese, attraverso l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica e l’Università di Padova.

Obiettivo della missione

Plato (Planetary transits and oscillations of stars) è un satellite di classe M del Programma Cosmic Vision 2015-2025 dell’Esa e forte dei suoi 26 telescopi, ognuno con apertura di 20 centimetri, cercherà nuovi pianeti extrasolari misurando per anni la luce emessa da stelle in una regione di cielo molto ampia, di dimensione analoga a quella che i nostri occhi vedono quando li alziamo per mirare le stelle, ovvero 2300 gradi quadrati. Scopo della missione è quello di trovare attorno a stelle simili al nostro Sole pianeti analoghi alla Terra, per massa, dimensioni e orbita. Un compito che nessun altro progetto potrà perseguire almeno per i prossimi due decenni. 

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La ricerca dei pianeti extrasolari

“Plato è una delle tre missioni dell’Esa dedicata ai pianeti extrasolari cui l’Italia sta dando un contributo fondamentale”, spiega Elisabetta Tommasi, responsabile per l’Asi degli accordi di collaborazione con gli enti di ricerca e Università che partecipano a questa sfida. “Se Cheops, lanciata nel 2009, sta fornendo dettagli inaspettati di sistemi planetari extrasolari già noti, Plato – aggiunge la scienziata italiana – aumenterà notevolmente il numero di pianeti conosciuti simili alla Terra, mentre Ariel, il cui lancio è previsto nel 2029, farà il passo successivo. cioè studierà le atmosfere dei pianeti alla ricerca di informazioni sulla loro formazione e di segnali di vita”. 

La tecnica dei transiti planetari

L’impegno dell’Agenzia in questo campo di ricerca è testimoniato anche dal contributo ai tre programmi dello Space Science Data Center (Ssdc) di Asi; in particolare per Plato le attività sono coordinate da Paola Marrese, ricercatrice Inaf presso Ssdc, e riguardano proprio il Plato Input Catalogue, che contiene la lista di stelle che il satellite osserverà.

“Per conseguire questo importante obiettivo, Plato sfrutterà la tecnica dei transiti planetari che si è già dimostrata estremamente efficace per la scoperta del maggior numero dei pianeti extrasolari ad oggi identificati, sia da Terra che dallo Spazio”, afferma Giampaolo Piotto dell’Università di Padova, direttore del Centro di ateneo di studi e attività spaziali (Cisas), uno degli artefici principali della missione e della sua preparazione. 

“Per massimizzare i risultati scientifici della missione, di durata iniziale prevista in quattro anni di operazioni – conclude Valerio Nascimbeni ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) all’Osservatorio Astronomico di Padova – occorre sapere in anticipo quale porzione di cielo osservare con i 26 telescopi di Plato”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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