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Space industry, l’Africa pronta al “decollo”

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Il giro d’affari crescerà a 23 miliardi di dollari nel 2026 dai 20 del 2021. Oltre 270 le aziende New Space che sviluppano tecnologie e servizi: riflettori sulla connettività satellitare e sulle applicazioni per l’osservazione della Terra

Pubblicato il 26 Apr 2023

Nicola Desiderio

Africa

L’Africa è pronta per decollare verso lo Spazio. Ne è sicura l’analista industriale e di mercato sudafricana Rorisang Moyo, relatrice e titolare di un panel all’interno della NewSpace Africa Conference 2023 che si sta tenendo dal 25 al 28 aprile ad Abidjan, nella Costa d’Avorio, e ospita i rispettivi rappresentanti di tutti gli stati membri dell’Unione Africana.

Gli occhi (e le mani) sull’Africa

Che le nazioni più forti del mondo stiano mettendo di nuovo i loro occhi sul Continente Nero non è un mistero e che, prima di tutte, sia stata la Cina a farne parte integrante della propria strategia geopolitica è sotto gli occhi di tutti. Gli analisti concordano che anche la guerra civile in Sudan sia il risultato di questa convergenza tra interessi sempre più presenti ed espressi anche dall’Italia. Ne sono un esempio la recente visita in Etiopia del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e quella del presidente Sergio Mattarella, in Kenya facendo un passaggio presso il Centro Spaziale “Luigi Broglio” di Malindi.

Le ambizioni del Kenya

Proprio il Kenya è uno dei paesi più ambiziosi a livello spaziale e lo scorso 15 aprile ha lanciato il suo primo satellite di riconoscimento, il Taifa-1 che in lingua Swahili vuol dire Nazione-1. Grazie alla sua telecamera multispettrale, fornirà informazioni preziose per la siccità, i cambiamenti climatici e lo stato dei raccolti permettendo attuare una più puntuale politica alimentare. Il lancio è stato operato presso la base di Vanderberg in California con un vettore di SpaceX. Il fatto che un paese sull’Equatore abbia dovuto portare il proprio satellite così lontano, segnala le debolezze e le opportunità spaziali offerte dell’Africa.

La Cina a Gibuti

L’Equatore infatti rappresenta la posizione ideale per raggiungere prima e meglio la velocità di fuga dall’orbita terrestre. E mentre l’Agenzia Spaziale Italiana ha una base di lancio praticamente inutilizzata in Kenya (con oltre 200 persone che vi lavorano) a 2,99 gradi Sud dal 1966, la Cina ha firmato lo scorso gennaio, attraverso la Hong Kong Aerospace Technology un accordo con Gibuti per investire un miliardo di dollari in una nuova base di lancio. Sarà realizzata entro 5 anni e, oltre alla vicinanza con la linea equinoziale, avrà un balcone sull’ingresso nel Mar Rosso e sulla rotta commerciale del Canale di Suez.

Dal 1998 ai giorni nostri

Il progetto di Gibuti – afferma la Moyo – è un esempio del potere che viene dalla collaborazione tra una potenza spaziale come la Cina e una nazione la cui industria spaziale è ancora allo stato infantile”. Il Kenya invece è già da qualche anno che muove i suoi passi nel cielo. Ha lanciato infatti i suoi primi nanosatelliti nel 2018 e, secondo una stima fornite dalla nigeriana Space in Africa, le nazioni del Continente avrebbero già inviato in orbita oltre 50 satelliti e il primo di questi sarebbe l’egiziano NileSat 101, costruito in Europa e lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea da Kourou. Anche in questo caso varrebbe la pena fare riflessioni.

Un unico quadro normativo

Al fattore di forza geografico fa tuttavia da contraltare una debolezza infrastrutturale, legata non solo all’assenza di spazioporti, ma anche di capacità tecnica e servizi. Tali carenze hanno rappresentato un fattore di dissuasione non solo per le agenzie spaziali governative e le grandi società aerospaziali, ma anche per la nascente industria locale che non ha ancora i mezzi finanziari per svilupparli o acquisirli. Per questo – sottolinea la Moyo – è necessario creare per tutto il Continente un quadro normativo unico che possa costituire un elemento di certezza per tutti gli investitori internazionali, governativi o privati che siano.

Space economy in crescita

La cooperazione pubblico-privato – sostiene la la Moyo – è la chiave dello sviluppo della space economy africana. Alcuni stati africani hanno già una loro agenzia spaziale e dal 2016 c’è anche la Africa Space Agency che ha sede al Cairo e rappresenta tutti gli stati membri dell’Unione Africana dove, secondo le statistiche diffuse nel corso della NewSpace Africa Conference, operano oltre 270 aziende per un giro d’affari che, secondo le stime, passerà dai 20 miliardi di dollari nel 2021 ai 23 miliardi nel 2026. I campi di riferimento sono: telecomunicazioni, difesa, trasporto, aviazione, minerario, agricoltura, ambiente, sviluppo, istruzione e salute.

La Russia e i fattori strategici

L’Africa dunque ha tutte le carte in regola per avviarsi verso un percorso di crescita nella space economy. Ma, come la storia ha dimostrato, le immense risorse naturali non possono bastare e gli interessi delle nazioni straniere, oltre a creare opportunità, possono essere soffocanti creando immobilismo e conflitti. Quel che è sicuro è che anche la Russia vuole la sua fetta di spazio in Africa e ha trovato il suo punto d’appoggio in Angola che nell’ottobre del 2022 ha lanciato Angosat-2, un satellite per telecomunicazioni da due tonnellate costato 320 milioni di dollari, costruito in Russia su piattaforma Ekspress della ISS Reshetnev e portato in orbita geosincrona da un vettore Proton partito dal cosmodromo di Baikonour.

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