CAMBIAMENTO CLIMATICO

Dati satellitari, la prima mappa mondiale sulla grandine è a firma Cnr

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Realizzata una rappresentazione ad alta risoluzione degli eventi grandinigeni. E uno studio dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche offre una visione particolareggiata sul Mediterraneo. L’Italia il paese più esposto alle grandinate di maggiore intensità

Pubblicato il 20 Mar 2023

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I dati forniti dai satelliti sono stati cruciali per realizzare un’importante studio dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di Bologna dedicato alla grandine e pubblicato sulla rivista Eos. Questo rapporto offre una visione completa sulla distribuzione della grandine nel Mediterraneo, un’area di particolare interesse perché è una di quelle maggiormente colpite dagli effetti del cambiamento climatico. 

La ricerca evidenzia anche come l’Italia sia il paese più esposto alle grandinate di maggiore intensità. Inoltre, lo studio ha portato allo sviluppo della prima mappa globale degli eventi grandinigeni ad alta risoluzione, utilizzando un set completo di dati provenienti dallo Spazio.

Cruciali i sensori satellitari

Abbiamo analizzato l’intera rete di sensori satellitari che fanno parte della missione spaziale internazionale Global Precipitation Measurements (Gpm). Questo tipo di sensori consentono di utilizzare una vasta gamma di frequenze di sondaggio e hanno un’elevata copertura spaziale, offrendo notevoli potenzialità in termini di rilevamento e di indagine delle grandinate”, spiega Sante Laviola, ricercatore del Cnr-Isac e primo autore dello studio.

Italia, paese più esposto

Secondo questa ricerca, l’Italia risulta essere il Paese dell’area mediterranea maggiormente colpito dagli eventi grandinigeni, trainando l’incremento delle precipitazioni nell’intero bacino. 

“I valori rilevati – continua il ricercatoe del Cnr – indicano che negli ultimi vent’anni il Mediterraneo si sta riscaldando il 20% più velocemente rispetto alla media globale, con la conseguente variazione dei regimi delle precipitazioni, che aumentano per intensità e frequenza. Nonostante ci sia una grande variabilità tra un anno e l’altro, in tutta l’area si può notare un trend di aumento, pari al 30%, per quanto concerne le precipitazioni di grandine sia intense che estreme. In particolare, nella nostra Penisola si è raggiunto il numero medio più alto di questo tipo di precipitazioni, che si concentrano maggiormente nel nord durante l’estate, mentre crescono nel centro-sud tra la fine dell’estate e l’autunno”.

La prima mappa globale

Attraverso questi dati i ricercatori potranno migliorare i modelli metereologici e climatici, supportando anche la gestione del rischio con l’obiettivo di mitigare gli effetti della grandine sul territorio e sulle attività dell’uomo. 

Una mappa globale di grandine, che può essere prodotta ogni tre ore, fornisce un’informazione – finora inesistente – utile per poter studiare la distribuzione dei pattern grandinigeni su ogni area del pianeta, e in particolar modo in mare”, aggiunge Laviola: “Se da punto di vista operativo le nostre mappe globali permettono di osservare le grandinate anche su aree del pianeta scoperte da sistemi di misura al suolo, da un punto di vista climatico renderebbero possibile replicare il nostro studio su altri hotspot climatici della Terra”.

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