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Missioni spaziali, lancio Ariane 6 a fine 2023 (se tutto va bene)

L’amministratore delegato dell’agenzia spaziale francese Cnes Philippe Baptiste, fa il punto con la stampa. Sulla tabella di marcia pesano il “rischio imprevisti” e i risultati dell’inchiesta tecnica sul fallimento del vettore Vega-C

19 Gen 2023

Nicola Desiderio

Philippe Baptiste

Ariane 6 sarà pronto al lancio per la fine del 2023. Se tutto va bene. Questo è il succo delle dichiarazioni di Philippe Baptiste (nella foto) in occasione del tradizionale incontro di inizio anno che l’amministratore delegato dell’agenzia spaziale francese Cnes intrattiene con la stampa.

L’incognita di Vega-C

Baptiste ha confermato che finora il programma di test combinati prosegue come previsto, ma c’è il punto interrogativo tecnico posto dal recente fallimento del razzo Vega-C che condivide con l’Ariane 6 i motori e altri sistemi. Al momento è al lavoro una commissione indipendente che dirà la sua in febbraio. La costruzione del primo esemplare del nuovo razzo europeo è stata completata il 23 giugno scorso e l’11 luglio ne è stato annunciato il posizionamento sulla rampa di lancio.

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Tre anni di ritardo

Tutte le operazioni si stanno svolgendo presso la base di lancio di Kourou, nella Guyana francese con un ritardo di almeno 3 anni rispetto a quanto previsto dall’originale tabella di marcia. L’Ariane 6 infatti sarebbe dovuto essere pronto al lancio nel 2020, mai ai problemi riscontrati durante la fase di sviluppo si sono sommati quelli causati dalla pandemia spostando progressivamente la data del volo inaugurale.

Ariane 5 verso la pensione

A rendere ancora più grave il ritardo è poi arrivata la guerra in Ucraina e il deterioramento dei rapporti con la Russia che  impedisce il ricorso ai Soyuz e il fatto che l’Ariane 5 si avvia ad una meritata pensione dopo 115 lanci effettuati e gli ultimi due in programma per i prossimi mesi. Campanelli d’allarme che hanno portato l’Esa già a considerare SpaceX come alternativa e a stanziare altri 600 milioni.

Altri 600 milioni

Baptiste ha parlato anche di questa nuova robusta iniezione di denaro sulla cui delibera ci sono state discussioni durante l’ultima riunione interministeriale dell’Esa, che è il contraente principale del progetto. I soldi stanziati serviranno, oltre ad accelerare le operazioni di lancio, a digitalizzare la base di Kourou e ridurre l’impronta di carbonio, ma anche su questo Baptiste ha detto la sua.

Ripensare i progetti Esa

Secondo il Ceo del Cnes occorre rivedere i meccanismi legati al ritorno geografico che i programmi di sviluppo dell’Esa deve necessariamente tenere in considerazione, ma che condizionano l’efficacia dei progetti. “Non possiamo fare sia il ritorno geografico che impegnarci in una competizione in cui vogliamo realizzare un lanciatore davvero economico. Ad un certo punto – ha chiosato Baptiste – devi scegliere“.

Essere credibili

La posta in gioco per l’Ariane 6 è importante: oltre ai programmi europei e dei singoli paesi, di mezzo ci sono anche i contratti commerciali già siglati, tra cui quello con Amazon per 18 lanci per mettere in orbita i satelliti della costellazione Kuiper. Il problema dunque, oltre all’indipendenza strategica per le attività spaziali, è quello di risultare un attore commerciale credibile su un mercato dei lanci sempre più libero, ampio e dinamico.

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