L’INTERVISTA

Distretto Emilia-Romagna, Colla: “Vogliamo giocare la nostra partita nei servizi in orbita”

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L’assessore regionale allo Sviluppo economico: “Sinergia pubblico-privato indispensabile per essere competitivi. Puntiamo all’analisi dei dati e allo sviluppo di nuovi materiali coordinando il lavoro di aziende e centri di ricerca e mantenendo rapporti con le realtà più autorevoli e innovative in campo internazionale”

Pubblicato il 11 Mar 2024

Antonello Salerno

Vincenzo Colla (sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione)

La decisione di entrare nel mondo della space economy nasce per l’Emilia-Romagna da un’analisi strategica, che ha messo in relazione le prospettive di un mercato in grande espansione – oltre che centrale per l’ecosistema dell’innovazione – con le caratteristiche delle realtà produttive regionali.  “Da questo studio è emerso che il nostro territorio conta su un modello di impresa che è molto affine a quelli che stanno emergendo nella space economy”, spiega Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico e green economy, lavoro e formazione della Regione Emilia-Romagna.Parliamo dell’automotive, oltre che su aziende che possono trovare un posizionamento di primo piano in un mondo che, con la transizione al new space, sta rapidamente passando dall’ambito pubblico, di competenza essenzialmente militare e della Difesa, a essere interessante per il mondo privato dal punto di vista commerciale”.

Assessore Colla, Come avete preso la decisione di mettervi alla prova sulla Space economy?

Abbiamo messo a fuoco le opportunità che potevano aprirsi sfruttando al meglio le nostre competenze, e devo dire che i primi risultati stanno già arrivando. Abbiamo deciso di spostare il nostro vissuto economico in un settore promettente, stipulando alleanze con realtà importanti, come quella che abbiamo siglato con l’Aereonautica militare, passando quindi dall’ingresso principale e non da una porticina. Grazie al protocollo firmato con l’allora ministro Guerini abbiamo costituito il forum della Space economy, in cui abbiamo incluso tutte le rappresentanze e i cluster regionali per decidere il nostro posizionamento in questo settore. 

Quali sono oggi i numeri del comparto nella vostra Regione?

E’ un censimento che continuiamo ad aggiornare in tempo reale, perché è in grande evoluzione. A oggi contiamo su circa 150 imprese, undici società di consulenza, nove centri di ricerca, quattro università, due laboratori e due enti di formazione. Ma le dimensioni crescono rapidamente, siamo in costante evoluzione, anche grazie al fatto che abbiamo realizzato un vero e proprio sistema di filiera, fondamentale anche per il mondo della ricerca.

Qual è al momento il terreno, nella cornice della space economy, in cui il tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna è più competitivo?

Ne citerei due sui quali abbiamo delle grandi potenzialità. Uno riguarda da vicino la digitalizzazione, ed è quello dei dati, intesi come lo scambio di informazioni dallo Spazio verso la terra e dalla terra verso lo Spazio. E’ trasversale a un gran numero di settori, dalle auto a guida autonoma all’agricoltura, dal clima alle smart cities. Dal momento che abbiamo la fortuna di avere uno dei più importanti supercomputer europei nel Tecnopolo di Bologna, Leonardo del Cineca, siamo impegnati a sfruttarlo al meglio per analizzare le informazioni prodotte nello spazio e utili per applicazioni pratiche, anche grazie alle applicazioni di intelligenza artificiale.

E il secondo ambito?

E’ quello dei nuovi materiali, con particolare attenzione a quelli green e biodegradabili, e a quelli critici per l’utilizzo nello spazio. Nell’ambito dell’accordo di collaborazione con la missione Axiom 3, rientrata da poche settimane, grazie anche al colonnello Villadei che è uno dei nostri consulenti nel campo della space economy, abbiamo realizzato tre sperimentazioni. Una sull’alimentazione in orbita, in collaborazione con Barilla, una sulla telemedicina e il controllo del corpo umano in orbita, in collaborazione con Gvm, e con Dallara automotive abbiamo avviato la sperimentazione di nuovi materiali.

Che tipo di scambio c’è tra le attività produttive del territorio, le istituzioni, le università e i centri di ricerca?

Lavorare in sinergia, in un sistema integrato pubblico-privato, è indispensabile oltre che estremamente importante. Ed è una scelta che nel nostro caso avviene a monte, e non a valle, a partire dal Patto per il Lavoro e per il clima. Si tratta di una vera e propria scelta politica, la Regione coordina questo sistema, si impegna a mettere in contatto le università con le imprese, a creare contatti con il Cnr, come nel caso del centro di ricerca applicata Ciri, a Forlì, che ha tra le sue specializzazioni anche l’aerospazio. A dirigerlo c’è il professor Tortora, che è nel board del comitato tecnico scientifico dell’Agenzia spaziale italiana.

Non dobbiamo dimenticare che la presenza del pubblico in questo campo è fondamentale, perché nella space economy rientrano anche valutazioni che riguardano e gli equilibri internazionali. Siamo nel pieno di un’evoluzione non soltanto economica, ma anche geopolitica, in cui è in atto una corsa che sta catalizzando gli investimenti dei colossi mondiali e in cui anche l’Italia e l’Europa vogliono investire e giocare un ruolo da protagonisti.

Guardando al futuro, qual è il progetto su cui state investendo di più?

Abbiamo appena concluso un bando insieme alle università e finanziato nove progetti di grande valore e prospettive. La Regione Emilia-Romagna ha stanziato 2,6 milioni di euro a fondo perduto per una serie di progetti promettenti, dallo sviluppo di materiali schermanti contro le radiazioni cosmiche, che potranno avere sviluppi sulla Terra nel campo della radioprotezione e delle terapie contro il cancro, fin al monitoraggio a distanza e in tempo reale della salute degli astronauti in situazioni di assenza di gravità: i risultati potranno anche in questo caso servire  sulla terra per i pazienti del nostro sistema sanitario. Tra gli altri progetti finanziati c’è quello per lo sviluppo di un dispositivo di presidio medico da utilizzare nel trasporto con elisoccorso di pazienti traumatizzati, e un sistema di controllo di volo per velivoli a decollo verticale, che potrà essere utile per utilizzare mezzi senza pilota in scenari pericolosi per l’uomo come incendi e alluvioni.

In sintesi, la nostra scommessa sulla space economy oltre che sul contenitore, quindi sui mezzi, è soprattutto sul contenuto, sulle applicazioni che – sviluppate nello spazio – potranno rivelarsi particolarmente utili sulla Terra. Per riuscirci siamo entrati nel board di Nereus in Europa, abbiamo realizzato missioni a Tokio con l’agenzia spaziale locale, Jaxa, e una missione a Houston, aperta alle aziende, che per noi è stata uno spartiacque, in cui abbiamo incontrato la Nasa ed è nata la collaborazione con la missione Axiom. Fra pochi giorni, inoltre, abbiamo programmato una missione in Corea del Sud, dove incontreremo l’Agenzia spaziale e l’Istituto di ricerca aerospaziale.

Il ministro Urso ha annunciato l’arrivo a breve di una legge quadro ad hoc per lo Spazio. A cosa potrà essere utile dal suo punto di vista?

Una legge sullo spazio inevitabilmente deve essere una legge intrecciata con il contesto europeo: lo spazio non ha confini, e per avere un peso non si potrà fare a meno di andare di pari passo con l’Europa. Detto questo, nella valutazione che ho consegnato al ministro Urso c’è la considerazione che anche a livello nazionale si può fare una parte importante per agevolare lo sviluppo di nuove realtà e nuove iniziative nel campo della space economy. Ad esempio, agevolando gli investimenti, soprattutto nel campo della ricerca applicata di base, e facendo il possibile per aprire la strada e accompagnare nel percorso delle certificazioni le aziende del Made in Italy, azioni utili per rafforzare una nuova filiera strategica.

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